Fronte di liberazione della mamma – Confessioni di una Psicopatica /21

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Phrolivina: (cantando) “Non essere geloso se con gli altri ballo il twist, / Non essere furioso se con gli altri ballo il rock: / Con te, con te, con te che sei la mia passione / Io ballo il ballo del mattone.”

Tita: “Mamma, ma cos’è il ballo del mattone…”

P: (sempre cantando) “Lentamente, guancia a guancia, / Io ti dico che ti amo / Tu mi dici che son bella / Dondolando, abbracciati sulla stessa mattonella!”

Io abbraccio. Tanto. “Troppo, mamma”, mi dicono ogni tanto le mie figlie. Ma io non ci posso far niente, è più forte di me. Ormai vent’anni fa un caro amico mi fece notare che, in un mondo di baci dati in fretta e senza quasi più pensarci – “Ehi, ciao” e via due baci sulle guance -, l’abbraccio è diventato un gesto molto più intimo di quanto non fosse una volta. Per me, in particolare, è diventato “il” gesto d’affetto e, spesso, d’amore.

Per questo ho sempre abbracciato le mie figlie, continuo ad abbracciarle e sempre le abbraccerò. Per questo le abbraccio consapevolmente, a piene braccia e con tanto di mani.

Per questo non ho “portato” le mie figlie. E non che io non abbia letto di tutto e di più sui benefici fisici e psicologici che il portare regala a mamma e bimbo. E non che io non abbia preso in considerazione l’indubbia praticità di avere le mani libere per fare anche altro oltre che accudire le mie bambine. E non che io non ci abbia provato: marsupio, Mei Tai, sling, fascia ad anelli… Ma no. No. Qualcosa non funzionava. Qualcosa non mi faceva stare bene. Allora ho deciso che il mio corpo si sarebbe stretto al loro solo in consapevoli e amorevoli abbracci. E così ho rivendicato il mio diritto a non portare.

Più in generale, rivendico il diritto di tutte le mamme a sentirsi libere di scegliere – in maniera informata, consapevole e senza costrizione alcuna – su qualunque cosa riguardi il loro essere mamme, in modo che si sentano bene e possano così far star bene i propri bambini.

 

Il Mago dice che in una vita passata sono stata costretta. In una camicia di forza, probabilmente… In una vita passata.  

 

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